Noblesse oblige
Dice che l'addio a Michael Jackson è stato troppo sottotono, troppo sommesso, l'umiltè regnava sovrana, e questo non era bene. Infatti, in mondovisione, abbiamo assistito solo alla fine presenza della bara da 25 mila dollari sul palco, illuminata a giorno come neanche lo spettacolo dei laser a Gardaland, laccata come un gioiello di Swarowsky. La famiglia Jackson in parata era vestita rigorosamente Versace, tanto che parevano i Soprano in tenuta da taccheggio, e Mariah Carey pur trattandosi di una celebrazione d'addio, un commiato, sostanzialmente un funerale, non ha saputo esimersi dal presentarsi "indossando" (sono parole grosse...) un vestito la cui scollatura partiva dal mento e arrivava alle caviglie, per la gioia di tutti i lattofili all'ascolto. E a pensarci bene, anche "we are the world, we are the children" intonata al cospetto di un uomo passato per i tribunali con l'accusa di molestie sessuali ai minori, ha fatto la sua bella figura.Effetticamente mancava Jenna Jameson sotto una piramide di nani bulgari, Vittorio Emanuele di Savoia legato a una slot machine mentre delle squillo brasiliane gli praticavano il solletico con piume di struzzo albino, un domatore di leoni, la donna cannone, il petomane e l'uomo coi baffi più lunghi del mondo. A presentare Barbara D'Urso. Per un uomo che della sobrietà aveva fatto uno stile di vita sarebbe stato il minimo.
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